Costruire il PD e tornare nel cuore degli italiani

Cinque anni, 58 mesi, 1.800 giorni: e’ il tempo dell’opposizione, sono i numeri del nostro futuro prossimo. Quello che per il Partito Democratico e’ cominciato il 14 aprile sara’, dunque, un lungo viaggio. Un viaggio che difficilmente si concludera’ prima del 2013. E che anche per questo richiedera’ pazienza e tenacia. Il nostro obiettivo immediato e’ la sopravvivenza. Non per vivere alla giornata. Ma per tornare alla guida del Paese. Facciamo opposizione e facciamola bene: intransigenti sui contenuti e trasparenti nel rapporto con la maggioranza. Ma teniamo a mente sempre qual e’ la nostra unica vocazione: governare. Perché nel Partito democratico non c’e’ spazio per gli “innamorati dell’opposizione”.

Milleottocento giorni sembrano un’eternita’. Ci siamo gia’ passati e ricordiamo bene lo stordimento del 2001 dopo la sconfitta del centrosinistra. Quello stordimento oggi e’ anche maggiore. Per il significato simbolico della vittoria personale di Berlusconi, due volte nella polvere e ora di nuovo, cocciutamente, sugli altari. Per la rapidita’ con cui in pochi mesi si e’ consumato lo stravolgimento del sistema politico nazionale. Per la fragilita’ di un partito, il nostro, nato meno di un anno fa e subito costretto alla prova del voto.

Da questa prova il PD e’ uscito sconfitto, nonostante un’ottima campagna elettorale. Analizzare la sconfitta e’ indispensabile per capire dove abbiamo sbagliato. L’intero centrosinistra - con gradi diversi di responsabilita’ - e’ stato protagonista di un suicidio collettivo rispetto al quale Berlusconi non ha avuto altro merito se non quello di “resistere”, di non mollare mai. Così le divisioni e i distinguo quotidiani hanno offuscato le azioni positive del governo Prodi e gli sono piovuti addosso come un’inaspettata quanto miracolosa manna del cielo. E’ stato facile, per lui, approfittarne.

Di queste divisioni ancora oggi si alimentano cronache e commenti. Al personalismo berlusconiano il PD sembra controbattere con un clima da resa dei conti e tatticismi. Con il risultato che alla sconfitta si accompagna la confusione di un dibattito che invece di proporre soluzioni solleva perplessita’ sulla reale tenuta del nostro progetto.

Difficile in questo caos dialettico isolare gli obiettivi condivisi “per il PD e per il Paese” che pure ci sono e che, oggi più che mai, vanno riaffermati. Ce lo chiedono gli oltre tre milioni di cittadini che il 14 ottobre 2007 hanno investito su di noi con le primarie, disponibili a partecipare e a impegnarsi. Quelle primarie hanno affidato a Veltroni il compito di guidare la nascita del Partito Democratico. Impegniamoci ad aiutarlo in questo compito perché quegli elettori si aspettano prima di tutto coesione, generosita’, lungimiranza.