Sesto. La mescolanza

Sappiamo che il viaggio sara’ lungo. Ma siamo partiti con la voglia di non tornare più indietro.

Nessuna nostalgia; nessun desiderio di voltarsi per rimpiangere cio’ che e’ stato. Portiamole invece con noi, nel cuore, le nostre radici, le tradizioni che hanno fatto grande questo Paese. Ma facciamolo con lo sguardo proiettato al futuro: continuiamo a mescolarci, ad arricchirci reciprocamente attraverso storie ed esperienze diverse.

Non vogliamo una federazione di ex Ds ed ex Margherita. Riprendiamo il meglio dell’invenzione dell’Ulivo e conserviamo l’orgoglio di chi sa di aver cambiato pagina per dar vita all’esperimento politico più coraggioso e rivoluzionario della storia italiana.

8 Responses to “Sesto. La mescolanza”

  1. Mr320caratteri Says:

    ai tanti nuovi amici partiti per questo viaggio non impota cosa ha fatto chi l’altro ieri, bensi importa cosa si farà insieme domani!

  2. Daniele Says:

    Se questo partito non riuscirà ad aprirsi alla società civile e ai giovani avrà perduto la sua vera sfida… Deve tornare a riparlare a questi segmenti della popolazione e soltanto un partito nuovo, meticciato, sarà in grado di farlo.

  3. Anonimo Levantino Says:

    IL PD ha molti giovani nelle sue fila… e vi assicuro che siamo tutti in gamba… tempo al tempo… l’on.Mosca ne è l’esempio. Ha solo 32 anni e credo sia iniziato con Lei un nuovo corso di gente giovane e preparata….

  4. Un manuale di sopravvivenza per il Pd at francescorusso.it Says:

    [...] (“via da Roma”), per un partito che concluda la propria fase fondativa ascoltando e mescolandosi, con autorevolezza e riscoprendo alcuni temi decisivi per il futuro del [...]

  5. andrea gabrielli Says:

    non credo che andare via da roma sia la soluzione giusta!Roma è il bacino di voti più grandi e è anche la causa della sconfitta attuale.Non abbiamo ascoltato i romani quando ci chiedevano più sicurezza e migliori strade e non siamo stati credibili quando abbiamo proposto di dare un taglio con il passato correndo da soli e poi alleandoci con l’idv….dunque bisogna si dare maggiore visibilità ai circoli romani ma anche applicare quello che dai circoli romani fuoriesce…inoltre per le periferie non si è fatto abbastanza..ne è un esempio pietralata che ancora riman senza marciapiedi e senza una reale struttura urbana tale da consentire socialità e condivisione di spazi comuni…siamo nel 2008 e in sessant’anni non si è riusciti a sconfiggere l’abusivismo presente a pietralata,causa principale della mai attuata riqualificazione.infatti per me la cosidetta emergenza rom non si combatte a colpi di decreti ed esercito, ma si sconfigge eliminando il degrado. mi riferisco al contratto stipulato con ama che obbliga gli operatori a spazzare le strade non costantemente

  6. andrea gabrielli Says:

    Sono d’accordo con coloro che sostengono che nel PD ci sono numerosi giovani validi e che danno l’anima per il partito persone che hanno compreso che stando sempre fra la gente e facendo campagna elettorale per cinque anni si può cambiare questa situazione.Poichè siamo il partito di coloro che sperano nel cambiamento nel yes we can e nel riscatto delle giovani generazioni accusate di nullafacenza e di mammismo acuto e che invece spesso sono vittime di pregiudizi e nepotismo

  7. Anonimo Levantino Says:

    Sì Andrea,

    son contento che la pensiamo alla stessa maniera. Io credo che l’esperienza di ciascuno di noi se comunicata e detta con passione e ragion di causa possa creare un effetto domino e convincere tanti altri giovani nella bontà della causa.
    Questo periodo di stallo - sarà anche la calura estiva e prima il dolce far nulla della primavera - è solo momentaneo.
    Certo c’è da dire che non condivido molte scelte del premier ombra… ma vabbè aspettiamo…!!!

  8. Francesco Says:

    Vorrei sollevare un problema che mi sta a cuore, almeno dal momento in cui Walter Veltroni ha annunciato l’accordo per aprire le liste elettorali del PD anche ai radicali. Personalmente ritengo che l’alleanza con i radicali non solo non abbia apportato alcun vantaggio dal punto di vista elettorale, ma che sia stata deleteria nell’allontanare il centro dell’elettorato dal PD, causando una emoraggia elettorale (almeno di voti “potenziali”) che rappresenta senz’altro una concausa significativa della sconfitta di aprile.
    Essendo un professionista residente nel nord, ritengo l’analisi appena esposta assolutamente corretta, e il fatto che continuo a parlare con gente che, pur condividendo in pieno il programma economico-sociale del PD, non se l’è sentita di sposare le tesi radicali in materia di vita, famiglia, società e ha pertanto preferito dare il voto all’UDC, alla Lega o al partito dell’astensione, conferma la tesi espressa.
    In ogni caso, tale analisi (con i dovuti aggiustamenti) credo sia valida anche per il centro e il sud.
    L’invito ai responsabili del PD (ma in modo particolare a Walter Veltroni) è pertanto il seguente: fuori i radicali dal PD!
    Qui non si tratta di porre veti o dare patenti di idoneità, ma non si capisce per quale motivo i radicali debbano essere trattati diversamente da altre forze politiche con cui si era costruito il governo Prodi del 2006-2008 (non mi si dica che loro hanno accettato lo “scioglimento” e altre forze no: prima di tutto il partito radicale non si è sciolto, in secondo luogo mi pare che anche Di Pietro, interessato a partecipare alle primarie di ottobre, abbia avuto delle resistenze all’entrata).
    Abbiamo un patrimonio elettorale da salvaguardare, ma soprattutto da estendere sino a comprendere grossa parte del centro che alle politiche 2008 ha votato Udc e Lega: non diamoci la zappa sui piedi imbarcando gente dannosa alla causa di una nuova grande stagione politica per il Paese.

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