Quinto. C’e’ un lavoro da finire

Vogliamo essere il prossimo governo di questo Paese? Allora organizziamoci, costruiamo un partito capace di studiare e proporre, di essere su ogni singolo tema, e sulla visione complessiva del Paese, più competente e rigoroso.

Abbiamo le risorse per farlo: la cultura politica dei soggetti che hanno costituito il PD, le fondazioni, i centri di ricerca. Insieme alla competenza di tantissimi militanti e amministratori locali.

Facciamo del PD un laboratorio di selezione della classe dirigente, per reclutare quelli che sanno leggere i problemi e aggredirli con un vero senso dell’interesse generale.

Portiamo a termine la fase costituente, facciamo lavorare ancora le commissioni dell’Assemblea, che altrimenti non avrebbe più ragion d’essere.

Costruiamo effettivamente il partito su cui abbiamo chiesto il consenso con le elezioni primarie. Un partito davvero aperto, contendibile, realmente radicato sui territori. E democratico.

9 Responses to “Quinto. C’e’ un lavoro da finire”

  1. mario grossi Says:

    Continuo a vedere seminari passerella per i soliti noti e poche opportunità per vere discussioni allargate alla base che ha creduto nella creazione di qualcosa di nuovo: quelli ai quali è stato dato anche l’attestato di fondatore del Partito Democratico. Cosa è concretamente stato fatto dai dirigenti nominati in “virtù della loro appartenenza” precedente per applicare l’articolo 1 dello Statuto > Principi della democrazia interna ?
    Ascoltare è lasciar esprimere anche gli altri. Stimolare creando le opportunità per il confronto e la circolazione delle idee. Spero dilaghi questo blog e soprattutto i confronti si allarghino in tutto il territorio

  2. Un manuale di sopravvivenza per il Pd at francescorusso.it Says:

    [...] ragionando lontano dagli schemi di palazzo (“via da Roma”), per un partito che concluda la propria fase fondativa ascoltando e mescolandosi, con autorevolezza e riscoprendo alcuni temi decisivi per il futuro del [...]

  3. Andrea Vincenzi Says:

    la gente ci crede….Non bisogna deluderla. 3 milioni di partecipanti alle primarie sono un’enormità. Una risorsa che non bisogna lasciar scappare. Significa che c’è una base ampissima. E da questa base bisogna attingere idee, risorse e persone per sviluppare il partito…A volte mi sembra che le vere decisioni, quelle che contano, vengano prese dalle solite, vecchie nomenklature di partito che difendono gli interessi parziali di singoli gruppi o correnti senza tener conto, invece, dell’enorme patrimonio umano che c’è alla base del partito e che va coinvolto, non deluso…altrimenti non cresce. In questo bisognerebbe seguire l’insegnamento della vecchia democrazia cristiana (ma anche del PCI), attraverso un apparato che sappia come valorizzare il capitale umano che la base offre

  4. Irene Bertoletti Says:

    Può darsi che queste osservazioni nascano da una esperienza locale “peculiare” e che non siano reale specchio della situazione “più generale” del PD, però sto notando sempre più una sorta di “imbarazzo del potere” nella gestione degli organismi del partito. Mi spiego meglio. Pur avendo dissentito, a suo tempo, sul solo coinvolgimento degli eletti alle Assemblee Nazionale e Regionale - in applicazione della famigerata “regola” - per la nomina dei Coordinatori Provinciali, abbiamo in seguito partecipato alle elezioni per l’attivazione dei Circoli del 26-27 gennaio scorsi, definendo e completando l’organismo direttivo provinciale. Ora, nella nostra realtà (Sondrio), il Coordinamento Provinciale (costituito da 43 persone) viene sempre (e, sottolineo, sempre) convocato unitamente a tutti i componenti dei Circoli (non solamente i portavoce), nonché ai simpatizzanti”sparsi” sul territorio. A mio modo di vedere si tratta di un comportamento demagogico che non può che sminuire il ruolo degli organismi dirigenti del partito. Insomma, ci siamo detti che una delle sfide del PD era già insita nella scelta nome, ovvero l’ambizione di recuperare il partito quale strumento costituzionale irrinunciabile per la partecipazione dei cittadini alla vita democratica. Ritengo che un partito, in quanto tale, abbia proprie “ritualità” - che definirei di salvaguardia democratica - che differiscono profondamente da quelle di una associazione o di una fondazione. Non possiamo vanificare la nostra scelta coraggiosa, operando poi nel concreto come se avessimo a che fare con una qualsiasi associazione (con tutto il rispetto per le associazioni, ovviamente)! Ci sono gli organismi? Rispettiamoli e valorizziamoli in quanto tali nonché come strumento di selezione della futura classe dirigenziale del paese. Solo così il PD potrà crescere a livello locale.

  5. Pietro Del Vino Says:

    Poco fa il Governatore delle Puglie, Vendola, ha dichiarato che una sapiente opposizione non è quella che sta compiendo Di Pietro. Fare opposizione non significa inveire. Quindi c’è un lavoro da finire…. ebbene sì…. nuove figure, nuove menti, nuove sensibilità, nuove figure che sappiano ascoltare nel PD. Io mi candido… qui on line….

  6. Irene Bertoletti Says:

    Mi trovo nuovamente qui a riflettere sulla costruzione del PD. Ho nuovi elementi su cui riflettere. Uno, se mi consentite, abbastanza “agghiacciante”, gli altri un po’ meno.
    L’elemento “agghiacciante” è nella convocazione di un incontro del PD Lombardia - descritto nel sito http://www.democraticialfuturo.it - programmato per il prossimo 18 luglio. Si chiede a tutti di contribuire e, tra le altre cose, segnalare un libro che si ritiene “importante per i democratici”. Se ne potranno spiegare le ragioni, alla presenza del Segretario Veltroni, in un apposito incontro a Milano. Ecco, con tutto quello che sta accadendo in queste settimane ci mancava solo la Fiera del Libro del PD!!!!
    Davvero non siamo alla frutta, abbiamo già richiesto la ricevuta fiscale! Ma che stiamo facendo? Stiamo costruendo un partito, non un circolo culturale!
    Diamo vita ad una discussione “POLITICA” all’interno di questo partito!
    Non capisco questo orrore per il dibattito e per lo scontro. Il dibattito politico, la lotta politica sono un BENE per i partiti! La partecipazione alla vita democratica dei cittadini, da essi garantita, passa da queste fasi irrinunciabili. Altrimenti, confermiamo il trend (inaugurato da Forza Italia) dei partiti come “fan club” del leader di turno, dove la vita democratica “interna” non è tutelata. Dove le decisioni vengono prese da pochi - con uno schema verticistico - e tutti gli altri debbono “credere, obbedire e combattere”.
    Non si capisce come mai si debba soffocare il dibattito interno, quasi come se avessimo paura delle sue conseguenze.
    Per esempio, appare chiaro che stanno emergendo due linee sul tema delle alleanze. Una è quella definita da Veltroni per le elezioni, l’altra è quella che la mette in discussione. Perché non è possibile discutere di tutto questo all’interno del partito?
    Qualcuno dice che è trascorso troppo poco tempo dalle elezioni e non è possibile rimettere in discussione tutto dopo un periodo così breve. Allora: prima avevamo l’urgenza di stare “compatti” in vista dell’importante appuntamento elettorale, adesso è passato troppo poco tempo e non possiamo tornare sui nostri passi… Ma quand è che potremo discutere, “lottare” per giungere alla definizione di una linea che goda della maggioranza dei consensi all’interno del partito?
    Quand è che sarà dato avvio al tesseramento e si potrà giungere ad una piena attivazione degli organismi, locali e nazionali, per iniziare una vita “normale” del nostro partito?
    Tutto il resto, come ha detto D’Alema in una recente intervista, sono solo chiacchiere…

  7. alessandro bagnoli Says:

    Non è una questione di priorità o di percorso ma di sostanza: io sono convinto che questo sia il punto numero 1, quello intorno a stiamo girando. Non vi è dubbio che occorra sapere ascoltare, che ci sia un problema di organizzazione sul territorio, di alleanze o di comunicazione. Ma tutti questi sono aspetti strumentali e di metodo rispetto alla nostra visione e al nostro progetto.
    Dopo avere scritto i miei precedenti interventi mi sono ritrovato a riflettere su come in realtà si trattasse di contributi in cui credo fortemente, ovvio, ma che trovavo io stesso poco “contestualizzati”, insomma, dei bei pensierini con poca anima.
    Credo che il problema sia questo: io l’anima la butto sul COSA, non sul COME. E’per questo che - come Irene - credo necessario, prioritario, ma direi anche vitale per il PD, definire con chiarezza cosa vuole essere, adesso che le esigenze di equilibrio di natura elettorale sono dietro le spalle.
    Confrontiamoci, portiamo il nostro contributo, da Roma o dalla base, sui temi di fondo: la nostra visione sull’Italia, sui suoi territori e anche sul modo di intendere la presenza in Europa, il nostro progetto sulla distribuzione della ricchezza nazionale e sul modello di sviluppo del paese (dove crescere? dove investire, in quali settori produttivi e sociali? quale modello di sviluppo sostenibile?), sull’equilibrio tra pubblico e privato, sui servizi per la collettività, la nostra idea sull’identità, il ruolo e l’autonomia dei poteri dello stato. Scontriamoci pure, ma veniamone fuori con una risposta chiara su cosa vuole essere oggi e domani il PD.

  8. paola Says:

    Un lavoro da finire???? ….ma a me sembra piuttosto che ci sia una lavoro da iniziare…In realtà il partito è ancora vuoto. Non ha un’anima…Tutti parlano e si ergono a risolutori e sono pronti a portare acqua al proprio mulino…ma il dibattito mi sembra alquanto sterile….. Se non possiamo parlare di ideologia, allora almeno parliamo e chiediamoci che filosofia c’è alla base del partito…e non se dobbiamo andare di qua o di là, se dobbiamo imbarcare un partito o un’altro….diamo un’anima a questo partito

  9. Tito Barone Adesi Says:

    Proprio cosi,un lavoro da iniziare,non per fondare un partito,ma per rifondare LA DEMOCRAZIA,il cui concetto è stato talmente annacquato da aver smarrito i fondamentali,come in un farmaco omeopatico.
    Un tale processo non puo’ che partire da un autocritica su quanto abbiamo tutti contribuito a giungere al punto in cui siamo(accettazione di sistemi elettorali con un tasso sempre piu’ alto di preselezione oligarchica,dal collegio sicuro alla lista bloccata,finanche nelle elezioni interne!).Ed oggi sentiamo che tale sorte tocchera’ anche alle prossime europee….A questo punto rimane da chiedersi a cosa serva un parlamento cosi’ pletorico e costoso,ma forse la risposta la avremo presto con un emendamento alla Robin Tax che sfoltisca drasticamente tale ormai inutile Istituzione!
    E,a proposito di pletorico,che dire del governo di 102 membri prevalentemente esterni!
    Infine penso che non si possa ignorare la grande questione DEMOCRATICA dell’IMMORTALITA.In questi anni abbiamo visto uscire dopo la sconfitta elettorale personaggi che passeranno alla Storia,come Khol,Tacher,Asznar,mentre da noi gli INDISPENSABILI,quando provati dalla sconfitta,Hanno da scegliere tra una nomina e l’attesa del prossimo turno che verra’ tra due-cinque anni…

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