Quarto. Via da Roma

Radicamento, partecipazione, autonomie. Se ne parla molto. Soprattutto a Roma nei dibattiti sulla crisi dei partiti.

Per promuovere davvero il radicamento, pero’, a Roma bisogna stare un po’ meno. Deputati e senatori più presenti nel proprio collegio, amministratori locali meno ansiosi del grande balzo in Parlamento, circoli di partito aperti e in rete tra loro e con la struttura nazionale, network associativi disseminati sui territori: solo così possiamo mettere in piedi il partito della prossimita’ e delle autonomie.

Negli enti locali ci sono spesso le facce giuste e le idee nuove per rappresentarci. Perche’ vivono i territori e li conoscono. Perche’ sanno cosa dire e cosa fare. E farebbero ancora meglio se non fossero imbrigliati nei mille vincoli di un centro che pretende di sapere e di decidere tutto.

E’ indispensabile dar loro maggiore visibilita’ anche nel governo ombra, lasciargli voce e spazio nei dibattiti televisivi, nelle assemblee, negli appuntamenti di richiamo nazionale.

8 Responses to “Quarto. Via da Roma”

  1. Un manuale di sopravvivenza per il Pd at francescorusso.it Says:

    [...] per “recuperare il cuore degli italiani”, ragionando lontano dagli schemi di palazzo (“via da Roma”), per un partito che concluda la propria fase fondativa ascoltando e mescolandosi, con [...]

  2. Giovanni Masi Says:

    Ecco. A livello locale il PD è ancora molto benvoluto. Non bisogna farsi abbindolare dal voto in Sicilia. Non credo che sia una cartina di tornasole valida, considerando quanto sia pilotato il voto lì. Gli amministratori locali sono davvero vicini alla gente…ecco, allora la realizzazione del punto 2 Ascoltare passa necessariamente per un avvicinamento alla gente… Questo non vuol dire necessariamente via da Roma, ma riportare a Roma gli umori della provincia

  3. Alberto Fietta Says:

    Ero a Piacenza venerdì 27 e sabato 28 giugno. Ho apprezzato molto l’intervento di Aldo Bonomi sull’importanza della presenza e della rappresentatività nei territori. Ho una sola riserva.
    Mentre il prof. Bonomi parlava mi domandavo se quello presentato sia il solo modo di avvicinarsi ai cittadini. Da un certo punto di vista, la presenza capillare sul territorio, nella sua accezione tradizionale fatta di sezioni ed associazioni distribuite nei comuni e nei “distretti”, appare oggi essere una risposta parziale.
    E dico questo in quanto dobbiamo tenere conto del fatto che il paese e la società sono cambiati radicalmente nell’ultimo decennio a causa di fenomeni quali la tanto citata globalizzazione, la diffusione di tecnologie di information & communication rese disponibili ad ampi strati di popolazione, la terziarizzazione dell’economia, …
    A questo punto occorre parlare anche di smaterializzazione dei territori, ossia considerare territorio non solo un insieme di soggetti (privati, istituzioni, imprese) che condividono lo stesso spazio fisico ma considerare anche territori virtuali, fatti di valori (sociali, politici, religiosi), competenze, professionalità, attitudini.
    E’ una nuova segmentazione che se pienamente compresa e fatta propria comporta la necessità di un posizionamento del PD in questi spazi ed un’organizzazione interna pensata per essere presente là dove occorre fornire risposte, linee guida, indirizzi e prospettive.
    In concreto dunque “via da Roma” non significa solamente il ritorno ai tradizionali luoghi della rappresentanza politica locale ma significa anche dirottare energie per essere “rilevanti” in questi nuovi spazi. Sono convinto che 360 possa giocare un ruolo importante nel far sì che una strategia di questo tipo venga implementata nel paese e nella società.

  4. Mr320caratteri Says:

    aggiungerei, a riguardo delgi amministratori locali, “parlano un linguaggio comprensibile”, rispoendendo a domande tipo “perchè il sig. Rossi non riesce più a mangiare la bistecca nella quarta settimana?”

  5. alessandrobagnoli Says:

    Per quanto sia convinto che il territorio, inteso come spazio fisico con istanze pubbliche omogenee, abbia ancora una sua rilevanza politica (in accezione ampia), condivido pienamente quanto dice Antonio sul sorgere di nuovi “territori” non caratterizzati in termini geografici.
    Alcune riflessioni:
    - probabilmente questi nuovi “spazi” sono caratterizzati da nuovi paradigmi: modo in cui si manifestano le esigenze, si comunica, si elaborano programmi, si formulano scelte, si raccoglie il consenso
    - per un soggetto politico è essenziale saper “maneggiare” questi meccanismi: è una capacità che non si impara a tavolino, mentre è più rapido, facile e soprattutto politicamente efficace cooptare chi - riconoscendosi nel progetto PD - conosce e convive con queste logiche/linguaggi
    - non necessariamente questi spazi sono “virtuali” nel senso di smaterializzati: si tratta di bisogni, voci, proposte, comportamenti, valori, punti di riferimento che non necessariamente sono organizzati su base territoriale, ma hanno una loro riconoscibilità sociale molto concreta (e quindi vicina agli italiani): penso al mondo della cultura, del tempo libero, del volontariato, del welfare, ma anche - sempre più - a certe forme del mondo produttivo o dei servizi
    - la presenza in questi ambiti (diversi, anche se non alternativi, al mondo delle amministrazioni locali) è imprescindibile se vogliamo rientrare nel cuore degli italiani (punto 3)
    - una proposta potrebbe essere quella di organizzare - nell’ambito dell’Associazione - spazi di confronto ed elaborazione tematica (commissioni? gruppi di lavoro?) anche con questa logica trasversale a quella territoriale

  6. alessandro bagnoli Says:

    Più in generale, il tema della presenza sul territorio e del legame con la base mi sembra un tema centrale nel progetto del PD.
    Oltre a ragionare sulla tassonomia dei territori (siano essi geografici o sociali, culturali, virtuali…), credo che valga la pena di riflettere su come vuole proporsi l’Associazione.
    Per andare al sodo, credo fortemente nella necessità organizzativa di strutturare e finalizzare questo rapporto attraverso il PD, e che l’Associazione debba svolgere un ruolo di traino, di stimolo, di proposta. Vedo bene quindi i “laboratori” tematici o il networking dell’Associazione con alcuni amministratori/leader locali, mentre mi sembra poco efficace, l’ambizione di costruire una rete organizzata (alternativa a quelle esistenti).
    E’ la mia idea da esterno, con scarsa e lontana esperienza politica, e mi piacerebbe sentire l’opinione di altri amici.

  7. Eugenio Says:

    è necessario il confronto…..bisogna capire le esigenze della gente stando a contatto con loro…e allora benissimo tutte le associazioni, fondazioni e quant’altro…arricchiscono il panorama culturale del partito e creano contatto con la base, anzi con le basi…. ma attenzione, però. Non vorrei che poi alla fine queste si tramutassero solamente in serbatoi di voti correntizi… sfruttiamo il potenziale,non sprechiamolo

  8. China man Says:

    hi…

    Ugh, I liked!…

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