Ottavo. La chiamavano autorita’

C’e’ bisogno di autorita’. L’autorita’ dello Stato e delle sue istituzioni. L’autorita’ in famiglia, a scuola, nel mercato. L’autorita’ come certezza delle regole e capacita’ di farle rispettare.

Il Paese esige una politica in grado di decidere. Dobbiamo costruire ed elaborare proposte originali, identificare percorsi inediti di partecipazione e dialogo con tutti i soggetti coinvolti nel processo decisionale.

Solo così la politica puo’ recuperare autorevolezza. Solo così l’autorita’ ritorna tale e scongiura il rischio di precipitare nell’autoritarismo.

8 Responses to “Ottavo. La chiamavano autorita’”

  1. Rocco Senatore Says:

    Ecco, quello sull’autorità è un discorso che va affrontato in maniera davvero molto seria. Mi sembra che in Italia la gente non abbia percezione della reale dimensione dell’autorità. Sembra quasi che la voglia di decisionismo che le persone hanno porti al’accettazione del fatto che “non importa come, l’importante è che si decida”, scivolando lentamente, ma nemmeno troppo, sul crinale dell’autoritarismo. Ecco, allora bisogna discutere su come recuperare autorevolezza, senza far perdere terreno al normale dissenso e al dibattito democratico

  2. Angela Sansone Says:

    Sinceramente credo che nel nostro paese ci sia un grande deficit nel rispetto delle regole e poca, pochissima capacità decisionale. Questi sono dei difetti storici della nostra democrazia legati anche in parte al caos legislativo e ai cavilli e alle complicanze del nostro sistema politico. La società civile è contradditoria su questo punto. Se da un lato infatti tutti invocano un forte decisionismo per risolvere i problemi del paese, dall’altro appena queste decisioni toccano o ledono interessi che ci vedono direttamente coinvolti scatta la protesta del cd NIMB. Nessuno è disposo a sacrifici per il bne comune, ma tutti vogliono protezione dell’interesse privato e la crescita personale. è un paese egoista. Allora credo che bisogna innanzitutto recuperare uno spirito di solidarietà, fondamento di ogni società e su questo poggiare la certezza delle regole (che non c’è). Questo è alla base dell’autorevolezza dell’azione politica, ed è questo quello che manca

  3. Michele Says:

    Il vero obiettivo dovrebbe essere quello di “normalizzare” l’autorità. Nessuno sembra voler rispettare le decisoni che vengono prese. Il problema di fondo credo che sia bipartito. da un lato bisogna considerare i processi decisionali, non sempre trasparenti e chiari, dall’altro la solita protesta del not in my back yard. Con queste basi servirebbe a qualcosa utilizzare mezzi estremi per attuare decisioni? o c’ è il rischio di abituarsi a mezzi non propriamente legittimi (tipo uso quotidiano dell’esercito)? Per questo bisognerebbe spezzare il circolo vizioso che ho appena descritto e tentare di normalizzare le decisioni e di riflesso l’autorità

  4. Guido Brescia Says:

    Quella voglia di fascismo
    Gli italiani si conoscono: sanno di essere una somma di piccoli autoritari in potenza. Basta vedere come si comporta chi arriva al comando di una azienda: megalomania, controllo dei dipendenti, richiesta di obbedienza assoluta ai sottoposti
    consiglio a tutti la lettura di quest’articolo sull’espresso di questa settimana (anche on line) a firma di Giorgio Bocca, è esaustivo ed esemplificativo coma al solito. Altri commenti sono superflui

  5. Francesco Cuccuini Says:

    @ Guido Brescia:

    Le discussioni sull’autorità …ben volentieri.

    Le prediche di Giorgio Bocca, del repubblichino Giorgio Bocca, del repubblichino diventato comunista Giorgio Bocca lasciamole perdere.

    Parliamo di autorità, eventualmente di autorevolezza ma, permettimi Guido, lasciamo perdere l’amico Giorgio Bocca.

    Tutti hanno diritto di cambiare idea.
    Tutti hanno diritto di esporre la propria idea.
    Non tutti hanno diritto di fare prediche!

    Cordiali saluti

    Francesco Cuccuini

  6. Alberto Fietta Says:

    Trascurso volutamente il considerare l’autorità nelle sue varie accezioni che fanno riferimento, tra l’altro, alla certezza del diritto, delle sanzioni, delle regole. Il principio di autorità deve essere garantito dalle istituzioni dello Stato in tutte le loro diverse forme ed emanazioni; l’autorità è e deve essere imposta. L’autorevolezza è al contrario qualcosa che non si può imporre, si può solamente conquistare, come individui singoli o organizzazioni, con uno sforzo che normalmente si misura nel lungo termine. Conquistare dunque, ma come? Attraverso la capacità di leggere ed interpretare criticamente i fenomeni del nostro tempo, anticipandone le tendenze, identificando scenari e soluzioni a problemi complessi, mediando tra istanze ed esigenze spesso diverse e contrapposte. Dimostrando di possedere competenze di eccellenza che siano diffuse all’interno di un organizzazione democratica come un partito politico e non accentrate in poche figure di riferimento. Solo in tal modo tali competenze potranno davvero essere spendibili nella società incidendo sulla realtà. Il riconoscimento dell’autorevolezza avverà come una naturale conseguenza.

  7. Francesco A. Says:

    Giusto Alberto, concordo con te circa il senso dell’autorità e circa la conquista dell’autorevolezza. Sono due concetti ben distinti.

  8. sergio landi Says:

    Autorità e autorevolezza, che ascolta e decide; soprattutto che compete in modo trasparente. Ma ora sembra che l’autorità nel PD, me ntre l’autorevolezza sfuma, sia concentrata in capicorrente che negano di avere correnti…perchè con quelle dovrebbero a oro volta misurare la loro autorevolezza per disporre di suffiente autorità. Come si fa a continuare in mezzo al guado con il peggio del PCI (centralismo senza democrazia) ed il peggio della DC (correntismo senza valori)?

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